già, e - per inciso - per colpa sua
martedì 26 luglio 2011
martedì 10 maggio 2011
in cui la mia storia finisce e inizia qui
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Rachele
questa mattina mi sono svegliata alle tre e non sono più riuscita ad addormentarmi. esattamente un anno fa passavo la notte in una stanza del pronto soccorso dell'ospedale san carlo di milano assieme a un'anziana in stato di incoscienza e una ragazza che aveva appena tentato di suicidarsi. non avevo dormito nemmeno un minuto, sdraiata sulla barella, perché di mettermi in un letto ancora non se ne parlava, muovevo freneticamente le dita dei piedi con tutto il mio corpo attento al minimo accenno di formicolio. formicolio significa che ci sono problemi al midollo osseo, problemi al midollo osseo significa che ci sono problemi alle gambe. al camminare.
quella è stata la notte più lunga della mia vita, tanto lunga da arrivare a questa, di notte. a svegliarmi alle tre e a farmi passare le restanti quattro ore davanti alla tv nel tentativo di distogliere la mia attenzione da quello strano peso sul petto che, ora che c'è luce, si fa sentire meno.
è passato un anno ed è stato un anno vissuto con la voracità di chi, tornata a casa dopo 11 giorni di ospedale senza sapere se avrebbe camminato ancora, si guarda intorno e pensa che avrebbe potuto non tornare più a casa.
qualcuno pensa, no anzi, tu pensi che io ingigantisca questo incidente, questo piccolo incidente accaduto una domenica qualunque e finito tutto sommato bene. ma quelle ore sono state le più strazianti e, se la mia testa le ha eliminate, il mio corpo ne porta ancora il peso quando mi sveglio di notte e non riesco a tenere ferme le gambe, ostinate nel loro ribadire che funzionano. funzionano benissimo.
l'incidente ha cambiato tante cose, in primis ha arrestato, almeno per i primi sei mesi, la mia insoddisfazione cronica, facendomi credere che per vivere bene basta essere consapevoli della fortuna che abbiamo nell'essere solo e soltanto vivi. per sei mesi essere viva mi è bastato, poi l'insoddisfazione è tornata a farsi sentire, e con lei nuovi obiettivi, nuovi traguardi, nuovi ostacoli da impormi e da superare.
la vita, quella giusta, quella di cui parlano gli shins in new slang, dev'essere qualcosa a metà tra l'accontentarsi di poter respirare ogni santo giorno e il non accontentarsi. di chi non ti ama abbastanza, di non amarsi abbastanza.
a gennaio ho scritto in una mail e sulle ultime pagine di un'agenda i miei 5 buoni propositi per il 2011. ne ho raggiunti 4, il quinto saprò se l'avrò raggiunto a giugno. non c'è molto altro da dire. anzi, comunque vada non c'è più altro da dire, non qui.
(ma qui sì)
venerdì 6 maggio 2011
in cui dio mi parla e ha la voce di eddie vedder
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Rachele

"ce la faresti comunque anche senza eddie vedder"
"ma lui aiuta, come dio"
ogni volta che cerco di spiegare la mia devozione alla musica - a certa musica - paragonandola a una religione, le persone a cui lo racconto e che non sono particolarmente amanti della musica non capiscono, mi guardano e mi dicono cosa stai dicendo?
nel 2006, tre giorni dopo essere stata scaricata, eddie vedder e i pearl jam mi hanno costretta a rialzarmi cantando go al forum di assago, nel 2009 quando cercavo una direzione, eddie vedder dal parco del wuhlheide di berlino ha iniziato il concerto con why go. e why go aveva le risposte che cercavo. e go aveva le risposte che cercavo.
e oggi, mentre attendo l'attesa più lunga, mentre ho ripensamenti e musi lunghi, eddie vedder se ne arriva con il suo nuovo album a ricordarmi che comunque vada andrà tutto bene. e se ukulele songs non avrà le risposte, mi darà la forza per andarmele a cercare, per pretenderle o per dimenticare le domande, per archiviarle. e passare oltre.
lunedì 2 maggio 2011
giovedì 28 aprile 2011
in cui la vita è un videogioco #2
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Rachele
stanotte alle tre ho superato il secondo livello,
rimbocco le maniche e mi preparo allo scontro finale.
giovedì 14 aprile 2011
in cui devi crearti una vita in cui riconoscerti
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Rachele
ho visto il film dedicato a terzani, aveva ragione jacopo: la grandezza del giornalista e dell'essere umano è sminuita da una sceneggiatura da wikiquote e da personaggi al limite della caricatura. ma c'è una bellissima parte del film che porterò con me a lungo.
tra i tanti consigli che terzani dà al figlio folco, ce n'è uno che perde il valore di citazione da semi-guru. terzani dice al figlio di farsi una vita in cui riconoscersi. farlo è possibile, dice.
non è la possibilità di riuscirci, che mi ha colpita mentre ascoltavo. ma è la stessa concezione della vita come un atto in cui ci si può riconoscere o meno. non ho mai pensato alla mia, di vita, in questi termini. per quanto mi riguarda, la vita assomigliava più a un atto di comprensione che a un percorso in cui riconoscersi, mano a mano che si procede.
mi riconosco, io, nella mia vita? oggi no. mi riconosco in me stessa, ho imparato ad accettare le cose di me che io non accettavo e gli altri non capivano, ma non mi riconosco in ciò che faccio, nel luogo in cui vivo e nelle persone che abitano la mia quotidianità.
creare per noi stessi una vita in cui riconoscerci mi sembra un proposito così profondo da non poterlo ignorare.
domenica 10 aprile 2011
in cui le orobie sono sinonimo di epifania
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Rachele
le alpi orobie davide le chiama le vere alpi. perchè non si alternano a vallate e a prati aperti, ma ti inghiottiscono e sommergono e incastrano tra gole di fiumi, tornanti e paesini arroccati e disabitati. nel suo, di paesino, ci vivono in 150. 149 più lui, milanese di nascita, montanaro da dieci anni questo mese.
mentre camminiamo tra i sentieri, snocciola nomi di piante, indica asparagi selvatici e dà un colpo con le mani alle pietre fuori posto dei muretti 'che se qualcuno ci inciampa': prima faceva il grafico sulla via novara che porta a milano, ora è consigliere comunale, calciatore a tempo perso, boscaiolo, taglialegna e, se serve, anche muratore. ha le mani che si muovono instancabili come quelle di un milanese, ma il passo - lo si riconosce da quanto è lungo, calmo e cadenzato - è quello di un montanaro.
a lui di vivere in città non importa, dice che quando è stato a barcellona per dieci giorni l'anno scorso ha fatto il pieno di gente per i prossimi due anni. non fa l'eremita e non si dà toni da guru del vivere alternativo: un giorno si è accorto che aspettava impaziente il venerdì per andare in montagna e ha deciso di rimanerci, là. dopo dieci anni conosce tutti in paese, e tutti quelli dei paesi attorno. cerca facce nuove in tornei di calcetto più competitivi di un mondiale e ti sommerge di idee su come ridare vita a una vallata che si sta spegnendo assieme alle luci delle sue case, sempre più disabitate.
la solitudine della montagna è più assoluta di quella cittadina ma, al contempo, meno desolante. fa parte del paesaggio così come l'abbaiare strano dei caprioli, il rumore del fiume in fondo al paese e i fischi di un vicino che richiama l'attenzione dell'altro. la solitudine della montagna non è mai fuori posto, la vivi consapevole del suo peso. la solitudine della città, di questa città, della mia città, è forzata, come l'isolamento in cui ci costringiamo nonostante le centinaia di persone che ci circondano quotidianamente. questa, di solitudine, è rabbiosa, indotta e non voluta, mi prende in casa appena sfilo le scarpe e i calzini, spalanco le finestre e di fronte a me ho palazzi muti, davanti a cui anche io ammutolisco, ricordandomi che domani è lunedì e si torna, ancora una volta, a lavorare.
mercoledì 6 aprile 2011
in cui negli ultimi episodi
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Rachele

a proposito di lavorare gratis, negli ultimi mesi nobordersmagazine è cresciuto: lentamente e costantemente quasi come mia nipote. non è ancora arrivato ai due anni, come lei, e non è nemmeno arrivato al suo primo anniversario, ma sono mesi importanti, in cui NBM sta imparando a muoversi, a reagire, a guardare negli occhi le persone e a non vomitare sulla maglietta della mamma e del papà quando fa il ruttino. scherzi a parte, stiamo andando così bene che vogliamo vantarcene, pubblicando i link ai post di cui siamo più orgogliosi (anche se tutti i post so' piezz'e core):
- Irene ha inaugurato una rubrica dedicata ai film di viaggio. Il primo episodio è sui deserti > http://bit.ly/ihBkq8
- Jacopo, appassionato conoscitore di Terzani da anni, è andato a vedere La fine è il mio inizio, e ci è rimasto un po' male > http://bit.ly/igDvZm
- Io, che ho chiamato questo blog in onore di una canzone scritta per Into The Wild, racconto un nuovo libro su Chris McCandless che raccoglie le sue lettere, scritti inediti e tante foto > http://bit.ly/h6rFx0
- Christian ha intervistato Edo di NatGeoAdventure. Edo che è andato in barca a vela tra i fiordi > http://bit.ly/gJqTvB
- Maura continua indomita a scegliere fantastici fotografi (analogici) per la sua rubrica Model 95 > http://bit.ly/ghvEVT
per la prima volta in tanti anni ho per le mani un progetto di cui sono sfacciatamente fiera.

martedì 5 aprile 2011
in cui c'è chi dice no
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Rachele
(e mi scuso da subito per l'infausta citazione di vasco)
stamattina mi sono svegliata, ho controllato la posta, ho trovato un annuncio di collaborazione interessante per un blog di cinema e ho inviato la mia candidatura,
dopo pochi minuti mi arriva la risposta che riporto - nella sua parte più intrinsecamente grottesca - qui di seguito:
La retribuzione iniziale è di 1€ a post, netti, e chiediamo un minimo di 10 post settimanali. Se ti sembra troppo poco considera che in poco tempo, quando avrai acquisito maggiori competenze, sarai in grado di scrivere un numero in costante crescita di post accrescendo di conseguenza anche il tuo guadagno.Inoltre dopo il primo mese di prova valuteremo il tuo coinvolgimento in altri progetti del network, oltre che le tue proposte di argomenti nuovi di cui scrivere e potrai cominciare a collaborare anche con gli altri blog del network, sempre secondo le tue competenze e i tuoi interessi.
a questa risposta (preformattata) è seguita la mia replica, che riporto non per manie di protagonismo, ma perché è importante anzi fondamentale anzi necessario anzi essenziale dire di no a queste offerte di lavoro a dir poco umilianti:
Gentili,Grazie per la risposta alla mia email,Purtroppo, trovo a dir poco inadeguata la cifra che proponete per la collaborazione sul vostro blog e preferirei piuttosto collaborare gratuitamente con un'altra testata. Come anticipavo nella mia precedente email che, a questo punto, immagino non abbiate letto, ho dalla mia due anni di esperienza come redattrice di cinema/musica presso una grande testata, due lauree e un'ottima conoscenza del web sia per motivi professionali sia per motivi personali.La retribuzione di un euro a post è semplicemente inadeguata non solo per le motivazioni di cui sopra o per l'esperienza di un qualsiasi candidato alla posizione di blogger che offrite; un euro a post è un compenso inadeguato perché svaluta il lavoro di scrittura che un professionista del settore fa, o intende fare, collaborando con voi.Come pensate che una retribuzione di 1 euro a post possa garantire al vostro blog non solo la quantità dei contenuti ma soprattutto la qualità? Scrivere, sanno scrivere tutti, è vero. Ma scrivere per il web o per la carta stampata non è scrivere una mail a un amico, un commento su facebook o un post nel proprio blog personale. Scrivere ha standard da rispettare e richiede competenze e abilità, competenze e abilità che vanno retribuite adeguatamente, tanto quanto retribuireste adeguatamente un idraulico, un meccanico o un informatico. La scrittura richiede la stessa preparazione, anche quella per il web. Le opinioni vanno articolate proprio come in un articolo per la carta stampata, gli errori ortografici vanno evitati nello stesso modo e, in più, bisogna tenere in considerazione gli standard e le regole SEO.Tutto questo per un euro a post?Sinceramente amareggiata,
c'è chi sostiene che il lavoro del giornalista e, in generale, il lavoro di chi scrive siano lavori privilegiati. lo sono, ma non a tutte le condizioni. a un lavoro prestigioso io preferisco un lavoro dignitoso.
tutto questo lo dice meglio di me francesco di adayinthelife, qui:
Voglio dire che è del tutto ovvio che un medico (che salva vite umane e quindi mantiene la forza lavoro) venga pagato più di uno sceneggiatore televisivo: ma quello che manca, a chi lavora nel campo culturale, è la dignità. La dignità viene tolta accettando di scrivere cose per altri senza il diritto di firma, sopportando (perché non c'è altra scelta) stipendi ridicoli, non avendo contratti, continuando a subire soprusi nel nome di un "mestiere" che, in quanto "divertente" e non legato a orari (secondo le logiche comuni), può essere fatto gratis. Ma perché, dico io. Qualunque mestiere dovrebbe avere dignità: lo dice la Costituzione, no?
venerdì 1 aprile 2011
in cui fallisco ancora, fallisco meglio
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Rachele
ah, il sapore della sconfitta.
ho appena passato un'ora e quarantatré minuti sul sito di ticketmaster usa per provare a comprar(ci) due biglietti per il tour solista di eddie vedder a new york o a philadelphia. niente da fare.
pare che i biglietti se li siano presi tutti i membri del ten club, a cui io non mi spiego perché non sono ancora iscritta.
se con questa sconfitta il destino sta cercando di dirmi che i miei piani per la prossima estate non sono la scelta giusta per me, farò la cosa più sensata: farò finta di non aver colto il suggerimento.
mercoledì 30 marzo 2011
in cui la confusione è grande, il mondo ancora di più
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Rachele
sembra tutto facile, sembra tutto difficile.
ci sono giorni in cui la vita, questa vita, è accettabile. in cui mi vedo dentro questa casa a riempirla di oggetti, di me e di ricordi, fino ad impossessarmene. ci sono giorni in cui vorrei che questa diventasse casa, sarebbe così facile.
ci sono giorni in cui la vita, questa vita, mi sembra la traduzione in ore della mancanza di coraggio e dell'indecisione.
a 28 anni non ho ancora capito come si prendono le decisioni: di pancia, di testa, d'istinto, di riflesso? come si conduce la propria vita e come la si spinge in avanti impedendole di ristagnare? queste sono domande a cui non so dare risposta.
vorrei avere la determinazione di chi sa qual è il suo sogno e vorrei che il sogno fosse uno e non dieci, cento, mille come i miei, che si affollano e spingono e non stanno in fila.
la filosofia a cui scelgo di adattarmi oggi è quella del fare, del cominciare da qualche parte, anche se quella parte sembra più un non-luogo che una direzione.
domani vedremo se l'inizio che ho scelto funziona oppure no.
martedì 22 marzo 2011
in cui comprerò un paio di scarpe da corsa
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Rachele
e questo sarà il mio primo acquisto da quando ho deciso, a inizio febbraio, di non comprare più nulla che non rientrasse nella categoria:
- viveri
- abbonamento dei mezzi
- cene fuori: 1 giapponese, 1 cinese, 1 tedesca
- visite mediche: come se piovessero
- cinema: il grinta, il cigno nero, the fighter, parto col folle
l'esperimento non è stato condotto per le seguenti ragioni:
- ero a corto di ceci su cui inginocchiarmi
- derive autolesioniste-sadomasochiste-fiorettiquaresimali-alternachic
- consumo critico (il consumo critico è tutt'altro, per inciso)
- conversione ai gruppi di acquisto solidale (i gas sono un'altra cosa, per inciso)
- conversione al consumo etico (il consumo etico è un'altra cosa, per inciso)
- necessità di sentirmi migliore di tutto il resto del mondo
- necessità di convertire alla mia (non) religione il resto del mondo
l'esperimento è stato condotto per la seguente ragione:
- testare quanti dei miei bisogni (in termini di acquisti) fossero indotti e superflui e quanti, invece, necessari o per lo meno, forti abbastanza da resistere a questa semplice serie di domande: l'oggetto che vorresti acquistare ti serve? ti serve veramente? ti serve davvero davvero? ti serve davvero davvero davvero?
la maggior parte delle volte l'oggetto incriminato non ha superato la soglia della seconda domanda. ho così evitato di comprare (e vado a memoria, ma temo che la lista sarebbe più lunga di così): un netbook (169 euro), una borsetta nera (39.99 euro), una pashmina (19,99), un dvd edizione speciale di almost famous (4,49) e mi sono accorta che il 90% dei miei impulsi quotidiani all'acquisto sono indotti: dalla tv, dalle pubblicità, dal senso di inadeguatezza, dall'ansia, dal nervoso, dalle giornate sì e dalle giornate no.
oh, la scoperta dell'acqua calda, direte.
certo, non è una novità che i geni malvagi del marketing alimentino i nostri desideri più reconditi (per due o tre giorni ho desiderato fortissimamente un ipad, poi un iphone, poi la connessione internet in casa) facendo leva sulle nostre debolezze.
ma smettere di comprare per un periodo - anche più lungo di due mesi - permette di realizzarlo con più chiarezza. in che modo?
arrivando a desiderare fortissimamente un nuovo paio di scarpe da corsa, per esempio.
mi servono? sì.
mi servono veramente? sì, perché l'ultimo paio che ho avuto è finito in mezzo a una risaia quando mi hanno investita lo scorso maggio e quando sono tornata a casa dall'ospedale mia madre ne aveva recuperata solo una, di scarpa da corsa.
mi servono davvero davvero? sì, perché da qualche giorno so che potrò tornare a correre nonostante la vertebra rotta.
mi servono davvero davvero davvero? sì, perché se volessi andare a correre, ora come ora, dovrei scegliere tra gli stivali neri e un paio di all star dalla suola ultrapiatta. il mio portafoglio ringrazierebbe, le mie ginocchia e la mia spina dorsale no.
una volta comprate le mie desideratissime scarpe da corsa, non penso che ricomincerò a comprare come se non ci fosse domani. comprerò solo quando l'oggetto del mio desiderio supererà la fila di domande di cui sopra, il resto dei soldi li metterò da parte per viaggiare. non perché io sia una persona migliore delle peggiori fashion addict, ma perché sarebbe ora che il mondo occidentale si accorgesse che abbiamo tutto ciò che ci serve per arrivare all'ultimo dei nostri giorni senza sentirci privati di qualcosa. se come ragione questa non bastasse, ricordiamoci che il pianeta terra è uno spazio finito e che tutte le cose di cui ci riempiamo le mani prima o poi diventeranno troppe per essere contenute in un solo pianeta.
quanto a consumo etico, consumo critico, consumo condiviso (i gas): sono scelte di vita fatte per un motivo o per l'altro. condivisibili o meno, criticabili o meno. denigrarle o bollarle come roba da alterna-chic, però, mi sembra un po' da persone limitate.
sabato 19 marzo 2011
in cui la vita, questa vita, è un videogioco
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Rachele
ieri ho superato con successo il primo livello
ne mancano ancora due,
incrociate le dita per me.
giovedì 10 marzo 2011
in cui le iene mi hanno aperto gli occhi
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Rachele
e quando dico 'le iene' non intendo il film di tarantino.
ma lo show di italia uno: quello spettacolo orrendo di giornalismo d'assalto mescolato al decollete della blasy.
insomma, ieri, al posto di leggere un libro o lavarmi i denti, prima di andare a letto mi sono messa a guardare le iene. davano un servizio sulle coppie lesbiche e, per l'occasione, intervistavano una coppia lesbica storica che convive apertamente (e felicemente) da più di 30 anni.
il servizio non è nulla di sensazionale ma a un certo punto la iena chiede alle due donne se a 60 anni hanno avuto qualche rimpianto (minuto: 2:19).
una di loro risponde senza pensarci:
m'è piaciuta tanto questa vita.
ecco la mia rivelazione: al minuto 2:21 di un'intervista alle iene.
ora come ora c'è una cosa soltanto che mi soddisfa, della mia vita. si chiama nobordersmagazine.
sul resto è meglio sorvolare, spegnere il pc, uscire dall'ufficio e fare qualcosa per arrivare a 60 anni pensando m'è piaciuta tanto questa vita.
martedì 8 marzo 2011
in cui non compro ergo sto benissimo
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Rachele
all'inizio di febbraio ho fatto un esperimento: vediamo se riesco a stare un mese senza comprare nulla. dall'elenco degli acquisti proibiti ho escluso: il cibo, il cinema (niente pop corn nè m&ms però), il ristorante una volta a settimana, l'abbonamento dei mezzi e le spese mediche.
ha funzionato,
e ha funzionato così bene che ieri, 7 di marzo, ho deciso di scoprire se riesco a resistere per il secondo mese di fila.
per rimanere in tema, sabato ho trovato casualmente in biblioteca io non compro di judith levine, e la sua lettura si è rivelata più interessante di quanto pensassi. judith, giornalista, ha provato a non comprare nulla per un anno. impresa a parte, il libro è piacevole da leggere e pieno di riferimenti a economisti che non sono convinti - anzi - che per mandare avanti un paese si debba necessariamente comprare.
"c'è un tipo di consumismo che douglas b. holt, un professore di pubblicità all'università dell'illinois, definisce postmoderno. nel mercato postmoderno 'la vita agiata non dipende dal possesso di oggetti che conferiscano uno status. essa dipende piuttosto da un progetto infinito e auto-prodotto. l'idea è quella di muoversi in continuazione attraverso le esperienze, le cose e i significati, per giocare con diverse identità consumando beni e servizi associati a quelle identità".
pur essendo convinta che in italia possedere determinati oggetti (blackberry, iphone, ipad, televisore ultrapiatto e magari un bel suv) sia ancora visto come un passo fondamentale per affermare il proprio status, penso al mio ex capo, che blaterava di come fosse importante trasformare se stessa in un brand. lentamente, inesorabilmente, stiamo diventando noi stessi merce. gli oggetti di cui ci circondiamo faranno sempre più la parte degli optional con cui migliorare le prestazioni (e l'immagine) del prodotto 'io'.
lunedì 28 febbraio 2011
in cui ho visto morning glory
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Rachele
cioè, volevo dire il buongiorno del mattino. o il volto del mattino? o il volto buongiornoso del mattino?
il nuovo film di rachel mcadams. insomma, questo:
prima di parlare del film, urgono due premesse, anzi tre:
il nuovo film di rachel mcadams. insomma, questo:
prima di parlare del film, urgono due premesse, anzi tre:
- ho visto il buongiorno del mattino perchè sono una fanatica di commedie (romantiche);
- vorrei mettere a verbale che, nonostante morning glory, la mia stima per rachel mcadams non è stata affatto scalfita. soprattutto perchè la mia non è stima, è invidia. e l'invidia è dura a morire;
- la mia passione per le colonne sonore dei film sconfina tranquillamente nel patologico. che sia al cinema o sul divano di casa, la visione di qualsiasi film è disturbata/accompagnata (a seconda di chi mi siede a fianco) da appunti / esclamazioni / sguardi stupiti e cenni d'assenso alle colonne sonore dei film / telefilm che sto guardando.
detto questo, morning glory è stata una gran delusione.
ci sono diversi motivi per cui il film mi ha delusa e ho dovuto far leva sulla mia pigrizia e sulla distanza divano-televisore per non interromperlo a metà.
il primo motivo è la colonna sonora del film, una colonna sonora che si sforza talmente di essere cool, simpatica, adatta alla frizzantezza del film da sovrapporsi al film come solo lady gaga potrebbe fare. e lady gaga non è nella colonna sonora. i poveri malcapitati che ci sono finiti sono joss stone, colin hay (un evergreen delle scene in cui il protagonista fa la faccia triste e ci dice senza parlare che è triste), paolo nutini, bublé (basta bublé) e the weepies, direttamente dal set di grey's anatomy.
ma andiamo avanti.
la colonna sonora di un film deve accompagnarlo, non superarlo a destra e guardarlo dallo specchietto retrovisore mentre si schianta e precipita dal ponte di brooklyn. ponte che, ovviamente, la nostra rachel attraversa alle 2 del mattino con la colonna sonora giusta e senza un minimo di ansia da oddio-sono-le-due-del-mattino-sul-ponte-di-brooklyn.
una colonna sonora esemplare? non mi stancherò mai di citare when harry met sally. ce l'ho ancora in testa quel broccolone di harry connick jr. che canta it's ve-ry cleaar. our love is here to stay. not for a yea-r. but forever and today. e non a caso la colonna sonora di when harry met sally l'acquistai, anni addietro.
altro esempio? no problemo: high fidelity. colonna sonora perfetta. altro esempio? vi dice qualcosa cameron crowe? lasciamo da parte quella noia di elizabethtown, ma se non avete mai visto / ascoltato almost famous vi invito caldamente a farlo. elton john non vi sarà mai stato così simpatico, altro che candle in the wind. ancora? tutti i film di spike lee, crooklyn e do the right thing in primis.
potrei andare avanti ancora a lungo, perchè queste sono solo le colonne sonore e non le musiche. ma proseguiamo con i motivi che rendono morning glory irritante.
harrison ford interpreta un giornalista televisivo dalla carriera brillante ma dal carattere meno brillante. per interpretare tale personaggio, il caro harrison ha deciso di calarsi nei panni del cavaliere oscuro di christopher nolan. bella mossa, harrison. il risultato è questo.
diane keaton: la foto dice tutto.
rachel mcadams: la ragazza ha talento, bellezza ed è simpatica senza doversi sforzare di essere simpatica. l'abbiamo vista e amata ne le pagine della nostra vita, la neve nel cuore e nell'imprescindibile mean girls. e ci piace, la ragazza. tanto. in più, è stata per x anni con ryan gosling. e insieme hanno fatto questa pazzia qua. insomma. una donna invidiabile e da invidiare.
quindi, caro regista di morning glory: non costringere rachel mcadams a fare la ragazza simpatica perchè quello che otterrai da lei è un'interpretazione forzatamente forzata di una donna stupenda (non mi piace usare tante parolacce nel mio blog, scusatemi) che prova a fare l'impacciata. fail.
la storia d'amore: con patrick wilson. non fa una grinza. non c'è una mezza litigata. non un accenno a oddio-ora-si-lasceranno. sono due che si parlano, chiariscono le cose ("scusa oggi devo lavorare per la 28342 notte di fila" "non ti preoccupare ti capisco vai pure") e si amano. bellissimo, ma in una commedia romantica se non ci metti qualche imprevisto non sei molto credibile. ce lo vedreste when harry met sally con loro che mentre viaggiano in auto all'inizio dicono "oh, ma siamo fantastici come amici, senti qui che dialoghi tiriamo fuori, e siamo anche attratti l'uno dall'altra, perfetto" e il restante film a farci vedere quanto è simpatico billy crystal (perchè lo è) e quanto è unica meg ryan (prima di essere divorata dalla plastica alle labbra, s'intende).
insomma, un fallimento su tutti i fronti. l'unico momento in cui forse (e dico forse) il film si salva è l'ammissione di colpa in versione culinaria di harrison-cavaliere-oscuro-ford. ma non dico altro, il film è in sala da questo weekend, se siete masochisti andate a scoprirlo da soli, ma non tornate qui a lamentarvi: io vi avevo avvisati.
ci sono diversi motivi per cui il film mi ha delusa e ho dovuto far leva sulla mia pigrizia e sulla distanza divano-televisore per non interromperlo a metà.
il primo motivo è la colonna sonora del film, una colonna sonora che si sforza talmente di essere cool, simpatica, adatta alla frizzantezza del film da sovrapporsi al film come solo lady gaga potrebbe fare. e lady gaga non è nella colonna sonora. i poveri malcapitati che ci sono finiti sono joss stone, colin hay (un evergreen delle scene in cui il protagonista fa la faccia triste e ci dice senza parlare che è triste), paolo nutini, bublé (basta bublé) e the weepies, direttamente dal set di grey's anatomy.
parentesi grey's anatomy. chi lo guarda mi spieghi come fa a guardarlo. venerdì (o era sabato? o giovedì) ho visto una puntata in cui i medici flirtavano mentre attaccavano un braccio alla pancia di un paziente così il braccio poteva ricevere più sangue e sarebbe poi stato rimesso al suo posto. a questa puntata ho una sola risposta da dare: E.R. tutta la vita.
ma andiamo avanti.
la colonna sonora di un film deve accompagnarlo, non superarlo a destra e guardarlo dallo specchietto retrovisore mentre si schianta e precipita dal ponte di brooklyn. ponte che, ovviamente, la nostra rachel attraversa alle 2 del mattino con la colonna sonora giusta e senza un minimo di ansia da oddio-sono-le-due-del-mattino-sul-ponte-di-brooklyn.
una colonna sonora esemplare? non mi stancherò mai di citare when harry met sally. ce l'ho ancora in testa quel broccolone di harry connick jr. che canta it's ve-ry cleaar. our love is here to stay. not for a yea-r. but forever and today. e non a caso la colonna sonora di when harry met sally l'acquistai, anni addietro.
altro esempio? no problemo: high fidelity. colonna sonora perfetta. altro esempio? vi dice qualcosa cameron crowe? lasciamo da parte quella noia di elizabethtown, ma se non avete mai visto / ascoltato almost famous vi invito caldamente a farlo. elton john non vi sarà mai stato così simpatico, altro che candle in the wind. ancora? tutti i film di spike lee, crooklyn e do the right thing in primis.
potrei andare avanti ancora a lungo, perchè queste sono solo le colonne sonore e non le musiche. ma proseguiamo con i motivi che rendono morning glory irritante.
harrison ford interpreta un giornalista televisivo dalla carriera brillante ma dal carattere meno brillante. per interpretare tale personaggio, il caro harrison ha deciso di calarsi nei panni del cavaliere oscuro di christopher nolan. bella mossa, harrison. il risultato è questo.
diane keaton: la foto dice tutto.
rachel mcadams: la ragazza ha talento, bellezza ed è simpatica senza doversi sforzare di essere simpatica. l'abbiamo vista e amata ne le pagine della nostra vita, la neve nel cuore e nell'imprescindibile mean girls. e ci piace, la ragazza. tanto. in più, è stata per x anni con ryan gosling. e insieme hanno fatto questa pazzia qua. insomma. una donna invidiabile e da invidiare.
quindi, caro regista di morning glory: non costringere rachel mcadams a fare la ragazza simpatica perchè quello che otterrai da lei è un'interpretazione forzatamente forzata di una donna stupenda (non mi piace usare tante parolacce nel mio blog, scusatemi) che prova a fare l'impacciata. fail.
la storia d'amore: con patrick wilson. non fa una grinza. non c'è una mezza litigata. non un accenno a oddio-ora-si-lasceranno. sono due che si parlano, chiariscono le cose ("scusa oggi devo lavorare per la 28342 notte di fila" "non ti preoccupare ti capisco vai pure") e si amano. bellissimo, ma in una commedia romantica se non ci metti qualche imprevisto non sei molto credibile. ce lo vedreste when harry met sally con loro che mentre viaggiano in auto all'inizio dicono "oh, ma siamo fantastici come amici, senti qui che dialoghi tiriamo fuori, e siamo anche attratti l'uno dall'altra, perfetto" e il restante film a farci vedere quanto è simpatico billy crystal (perchè lo è) e quanto è unica meg ryan (prima di essere divorata dalla plastica alle labbra, s'intende).
insomma, un fallimento su tutti i fronti. l'unico momento in cui forse (e dico forse) il film si salva è l'ammissione di colpa in versione culinaria di harrison-cavaliere-oscuro-ford. ma non dico altro, il film è in sala da questo weekend, se siete masochisti andate a scoprirlo da soli, ma non tornate qui a lamentarvi: io vi avevo avvisati.
venerdì 25 febbraio 2011
in cui gli oscar li do io
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Rachele
domenica sera ci sono gli oscar e per la prima volta in vita mia ho visto tutti i film in gara nella categoria miglior film dell'anno.
dall'alto della mia incompetenza e con una giornata lavorativa a mezz'ora dalla fine, do i miei oscar.
- migliori effetti speciali: ok, ok, sappiamo tutti che la risposta prevedibile è inception ma, non so ancora bene perché, mi hanno colpita di più quelli di harry potter. incredibile vero?
- miglior canzone originale: posso votare guaranteed di into the wild? no? allora passo;
- miglior colonna sonora: the social network, trent reznor, e vai col liscio;
- miglior make up: non penserete mica che siccome lavoro in una testata di moda so rispondere con cognizione di causa a questa domanda, vero?
- miglior fotografia: roger deakins, ora e sempre e nei secoli dei secoli, amen;
- miglior montaggio: chiedetelo a lei;
- miglior film di animazione: toy story 3. e non fatemelo scrivere di nuovo che ho ancora i lacrimoni e le palpitazioni quando penso alla scena della discarica;
- miglior sceneggiatura non originale: the social network. la conversione al culto di aaron sorkin si è conclusa con successo;
- miglior sceneggiatura originale: se la giocano inception e il discorso del re. propenderei per inception perché christopher nolan quando si mette a fare i compiti li fa sempre bene;
- miglior regia: david fincher, anche se i fratelli coen hanno dimostrato che sanno fare anche i western. e che western;
- miglior attrice non protagonista: mi dispiace amy adams, ma per quanto ti stimi, mi sei sempre stata antipatica. quindi il mio premio va a hailee steinfeld;
- migliore attore non protagonista: posso non esprimermi? direi geoffrey rush. ma geoffrey rush non fa il protagonista ne il discorso del re;
- migliore attrice protagonista: natalieportman natalieportman natalieportman, nonostante la risata;
- miglior attore protagonista: no, colin, non fare la faccia scocciata. il premio non te lo do. premierei james franco per il LOL e jeff bridges per l'attrazione fatale al dude che c'è in lui, ma alla fine scelgo jesse eisenberg in segno di incoraggiamento;
- miglior film: premesso che 127 ore, winter's bone e toy story 3 non ce li avrei messi dal principio in elenco, il film che riguarderei subito, seduta stante, è the social network. il cigno nero in alcuni punti era volutamente esagerato e didascalico, così come inception. the fighter non mi ha presa, the kids are all right anche no e, sì, true grit l'ho trovato maestoso, un piacere per gli occhi, ma nonostante jeff, non è il mio film dell'anno.
e questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.
ps.
- miglior scoperta-dell'-acqua-calda del giorno: ray lamontagne, beg, steal or borrow.
- (do si può scrivere con o senza accento)
giovedì 24 febbraio 2011
in cui non so come si sgomita
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Rachele
giornate di lavoro come questa abbattono del 50% la stima che nutro per il genere umano.
la verità è che non so sgomitare, non so farmi spazio e ignoro la pratica dell'arrampicata.
sociale, e non.
sprovveduti quanto me, i miei genitori non mi hanno insegnato che l'importante è dominare gli altri, farsi spazio con le unghie (rigorosamente pitturate con smalto all'ultima moda) e assestare qualche colpo basso, quando il nostro interlocutore è distratto.
lamentele a parte (la tentazione a cadere nel vittimismo si tiene a distanza di sicurezza con un bicchiere 1/2 vino bianco 1/2 succo d'arancia),
lamentele a parte, dicevo, di questa giornata appena passata ricorderò questa massima:
fai fare agli altri quello che vuoi fare tu
ma come, non era non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso?
no.
ho realizzato che nel 99% dei casi il nostro limitatissimo cervello legge il mondo senza prendersi la briga di sfilarsi le lenti dateci in dotazione da madre natura: ogni gesto altrui è interpretato secondo i nostri schemi mentali. da qui: incomprensione, litigi, guerre, morte, devastazione.
tralasciando il sarcasmo, ho scoperto con qualche decennio di ritardo e con la solita dose di amarezza quotidiana che le mie lenti per leggere il mondo sono diverse da quelle di tutti gli altri. e per 'tutti gli altri' intendo: le mie colleghe.
così, mentre il mio obiettivo è portare a casa la giornata, il loro è portare a casa visibilità, conquistare qualche centimetro di spazio vitale in ufficio e farsi strada.
a discapito degli altri.
questa cosa del discapito non l'ho mai capita. ho sempre osservato con curiosità e invidiato chi avesse, nella vita, un obiettivo chiaro e un sogno forte da perseguire (la chiarezza non mi è mai stato dato d'averla), ma pur stimando la determinazione di chi si sottopone a rinunce pur di vedere il suo sogno prendere forma, quel discapito non lo capisco. e non lo condivido.
il primo dei miei dieci comandamenti riguarda la gentilezza.
una gentilezza che non è l'aprire la porta dell'auto alla tua fidanzata o il lasciar posto sull'autobus a una signora anziana.
gentilezza è eliminare il 'a discapito degli altri' dalla nostra vita.
ma oggi mi sono resa conto che l'a-discapito-degli-altri è un requisito necessario per sopravvivere nel mondo del lavoro.
un altro punto a favore di a., che queste cose le aveva realizzate molto prima di me. una consapevolezza, quella di oggi, che mi rende molto più facile togliermi le mie lenti e capire quel suo sguardo rassegnato e disincantato che mi aveva colpita quando ci eravamo conosciuti.
giovedì 17 febbraio 2011
in cui anche gli atei hanno i loro 10 comandamenti
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Rachele
ho pensato che i migliori comandamenti non sono quelli che dio impose a mosè dall'alto dei cieli e, sfortunatamente, nemmeno quelli che eddie izzard mise in bocca allo scoiattolo qualche anno fa nel suo show stripped live. ho pensato che ognuno di noi dovrebbe evitare di vivere secondo comandamenti altrui e scegliersi, poco alla volta, i suoi. questi, per ora, sono i miei:
- sii gentile: sia quando sali sulla metro (lascia scendere prima di salire, fai sedere le persone anziane o le mamme vicine ai bambini, non sgomitare per sederti tanto passerai le restanti 8 ore lavorative con il culo sulla sedia) sia quando interagisci con ogni altro essere umano. la gentilezza - questa è la mia scoperta della settimana - è tutto, nella vita;
- sii originale: non in questo modo, ma in questo: using clichés is a substitute for thinking [...] writers who reach the first level of creativity think they are clever. in fact, they settle for the ordinary, that dramatic or humorous place any writer can reach with minimal effort. la citazione, ovviamente, non vale solo per gli scrittori (da writing tools di roy peter clark);
- ama: (il 'prega' è opzionale, sul 'mangia' siamo tutti d'accordo) ama l'idea di non essere in perenne guerra con il mondo;
- non odiare gli altri: se proprio devi, dimenticali;
- considerati un caso terminale, perchè: in the world according to garp, we are all terminal cases;
- supera la paura, anzi no, sbattile contro;
- impara ad accettarti: farlo ti impegnerà per il resto della tua vita. ma la tua persona è l'unica cosa che non puoi eliminare senza eliminare, automaticamente, tutto il resto;
- non accontentarti: cerca ciò che ti rende felice, non ciò che rende felice gli altri o ciò che 'massì può andar bene anche così';
- ammetti i tuoi errori: chiedi scusa alla signora che hai spintonato per sbaglio in tram, se l'hai spintonata apposta non chiedere scusa, ma chiediti 'perché';
- scegli: fino a qualche anno fa pensavo che l'essere selettivi fosse snob. non lo è.
venerdì 11 febbraio 2011
in cui il post rock regna sovrano
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Rachele

chi l'avrebbe mai detto, che mi sarei ritrovata a intitolare un post in questo modo, che mi sarei ritrovata le orecchie piene di post rock e che avrei pensato, soprattutto, al post rock come a un nuovo inizio, a un segno demarcatore tra un prima e un dopo.
il post rock che mi inonda le orecchie viene da:
- la colonna sonora di friday night lights
- il nuovo cd degli hey rosetta
- la biblioteca deserta (scoperta grazie a indieriviera)
io e il post rock? mai andati d'accordo. gli explosion in the sky, i mogwai, tutte quelle band le ho sempre ascoltate con un certo distacco, e ora il post rock osa piombarmi addosso in casa mia senza chiedere permesso. rumoroso, pesante, sfacciato eppure anche libero.
le mie orecchie per la prima volta non lo respingono e non lo rigetta nemmeno il mio cervello, che in un anticipo di primavera comincia a intravedere la complessità del post rock senza archiviarla come molto rumore per nulla.
il post rock sta al mio amore per la musica come l'alaska sta al mio amore per i viaggi.
non lo diresti, che una come me - piedi scalzi e maniche corte - vorrebbe partire per l'alaska.
non diresti nemmeno che il post rock avrebbe spazio per crescere nel mio mondo musicale, abitato da chitarrine folk e voci cortesi.
ma rifletto sul disordine scomposto del post rock e mi chiedo se non è ora di concederlo anche a me stessa, un po' di quel disordine destabilizzante.
ho (quasi) sempre fatto la cosa giusta, riuscendo anche nelle situazioni più difficili a individuare il percorso adulto, quello razionale, che avrebbe dato conferma al mondo esterno della mia maturità e mi avrebbe fatta sentire a posto con me stessa.
il post rock di questi giorni mi fa pensare per la prima volta che fare la cosa giusta non sia, per forza, giusto.

