giovedì 14 aprile 2011

in cui devi crearti una vita in cui riconoscerti

ho visto il film dedicato a terzani, aveva ragione jacopo: la grandezza del giornalista e dell'essere umano è sminuita da una sceneggiatura da wikiquote e da personaggi al limite della caricatura. ma c'è una bellissima parte del film che porterò con me a lungo.

tra i tanti consigli che terzani dà al figlio folco, ce n'è uno che perde il valore di citazione da semi-guru. terzani dice al figlio di farsi una vita in cui riconoscersi. farlo è possibile, dice.

non è la possibilità di riuscirci, che mi ha colpita mentre ascoltavo. ma è la stessa concezione della vita come un atto in cui ci si può riconoscere o meno. non ho mai pensato alla mia, di vita, in questi termini. per quanto mi riguarda, la vita assomigliava più a un atto di comprensione che a un percorso in cui riconoscersi, mano a mano che si procede.

mi riconosco, io, nella mia vita? oggi no. mi riconosco in me stessa, ho imparato ad accettare le cose di me che io non accettavo e gli altri non capivano, ma non mi riconosco in ciò che faccio, nel luogo in cui vivo e nelle persone che abitano la mia quotidianità.

creare per noi stessi una vita in cui riconoscerci mi sembra un proposito così profondo da non poterlo ignorare.

domenica 10 aprile 2011

in cui le orobie sono sinonimo di epifania

Untitled by rachel at last

le alpi orobie davide le chiama le vere alpi. perchè non si alternano a vallate e a prati aperti, ma ti inghiottiscono e sommergono e incastrano tra gole di fiumi, tornanti e paesini arroccati e disabitati. nel suo, di paesino, ci vivono in 150. 149 più lui, milanese di nascita, montanaro da dieci anni questo mese.

mentre camminiamo tra i sentieri, snocciola nomi di piante, indica asparagi selvatici e dà un colpo con le mani alle pietre fuori posto dei muretti 'che se qualcuno ci inciampa': prima faceva il grafico sulla via novara che porta a milano, ora è consigliere comunale, calciatore a tempo perso, boscaiolo, taglialegna e, se serve, anche muratore. ha le mani che si muovono instancabili come quelle di un milanese, ma il passo - lo si riconosce da quanto è lungo, calmo e cadenzato - è quello di un montanaro.

a lui di vivere in città non importa, dice che quando è stato a barcellona per dieci giorni l'anno scorso ha fatto il pieno di gente per i prossimi due anni. non fa l'eremita e non si dà toni da guru del vivere alternativo: un giorno si è accorto che aspettava impaziente il venerdì per andare in montagna e ha deciso di rimanerci, là. dopo dieci anni conosce tutti in paese, e tutti quelli dei paesi attorno. cerca facce nuove in tornei di calcetto più competitivi di un mondiale e ti sommerge di idee su come ridare vita a una vallata che si sta spegnendo assieme alle luci delle sue case, sempre più disabitate.

la solitudine della montagna è più assoluta di quella cittadina ma, al contempo, meno desolante. fa parte del paesaggio così come l'abbaiare strano dei caprioli, il rumore del fiume in fondo al paese e i fischi di un vicino che richiama l'attenzione dell'altro. la solitudine della montagna non è mai fuori posto, la vivi consapevole del suo peso. la solitudine della città, di questa città, della mia città, è forzata, come l'isolamento in cui ci costringiamo nonostante le centinaia di persone che ci circondano quotidianamente. questa, di solitudine, è rabbiosa, indotta e non voluta, mi prende in casa appena sfilo le scarpe e i calzini, spalanco le finestre e di fronte a me ho palazzi muti, davanti a cui anche io ammutolisco, ricordandomi che domani è lunedì e si torna, ancora una volta, a lavorare.

mercoledì 6 aprile 2011

in cui negli ultimi episodi

a proposito di lavorare gratis, negli ultimi mesi nobordersmagazine è cresciuto: lentamente e costantemente quasi come mia nipote. non è ancora arrivato ai due anni, come lei, e non è nemmeno arrivato al suo primo anniversario, ma sono mesi importanti, in cui NBM sta imparando a muoversi, a reagire, a guardare negli occhi le persone e a non vomitare sulla maglietta della mamma e del papà quando fa il ruttino. scherzi a parte, stiamo andando così bene che vogliamo vantarcene, pubblicando i link ai post di cui siamo più orgogliosi (anche se tutti i post so' piezz'e core):
  1. Irene ha inaugurato una rubrica dedicata ai film di viaggio. Il primo episodio è sui deserti > http://bit.ly/ihBkq8
  2. Jacopo, appassionato conoscitore di Terzani da anni, è andato a vedere La fine è il mio inizio, e ci è rimasto un po' male > http://bit.ly/igDvZm
  3. Io, che ho chiamato questo blog in onore di una canzone scritta per Into The Wild, racconto un nuovo libro su Chris McCandless che raccoglie le sue lettere, scritti inediti e tante foto > http://bit.ly/h6rFx0
  4. Christian ha intervistato Edo di NatGeoAdventure. Edo che è andato in barca a vela tra i fiordi > http://bit.ly/gJqTvB
  5. Maura continua indomita a scegliere fantastici fotografi (analogici) per la sua rubrica Model 95 > http://bit.ly/ghvEVT
per la prima volta in tanti anni ho per le mani un progetto di cui sono sfacciatamente fiera.



martedì 5 aprile 2011

in cui c'è chi dice no

(e mi scuso da subito per l'infausta citazione di vasco)

stamattina mi sono svegliata, ho controllato la posta, ho trovato un annuncio di collaborazione interessante per un blog di cinema e ho inviato la mia candidatura,
dopo pochi minuti mi arriva la risposta che riporto - nella sua parte più intrinsecamente grottesca - qui di seguito:

La retribuzione iniziale è di 1€ a post, netti, e chiediamo un minimo di 10 post settimanali. Se ti sembra troppo poco considera che in poco tempo, quando avrai acquisito maggiori competenze, sarai in grado di scrivere un numero in costante crescita di post accrescendo di conseguenza anche il tuo guadagno.
Inoltre dopo il primo mese di prova valuteremo il tuo coinvolgimento in altri progetti del network, oltre che le tue proposte di argomenti nuovi di cui scrivere e potrai cominciare a collaborare anche con gli altri blog del network, sempre secondo le tue competenze e i tuoi interessi.
a questa risposta (preformattata) è seguita la mia replica, che riporto non per manie di protagonismo, ma perché è importante anzi fondamentale anzi necessario anzi essenziale dire di no a queste offerte di lavoro a dir poco umilianti:

Gentili,

Grazie per la risposta alla mia email,

Purtroppo, trovo a dir poco inadeguata la cifra che proponete per la collaborazione sul vostro blog e preferirei piuttosto collaborare gratuitamente con un'altra testata. Come anticipavo nella mia precedente email che, a questo punto, immagino non abbiate letto, ho dalla mia due anni di esperienza come redattrice di cinema/musica presso una grande testata, due lauree e un'ottima conoscenza del web sia per motivi professionali sia per motivi personali.

La retribuzione di un euro a post è semplicemente inadeguata non solo per le motivazioni di cui sopra o per l'esperienza di un qualsiasi candidato alla posizione di blogger che offrite; un euro a post è un compenso inadeguato perché svaluta il lavoro di scrittura che un professionista del settore fa, o intende fare, collaborando con voi.

Come pensate che una retribuzione di 1 euro a post possa garantire al vostro blog non solo la quantità dei contenuti ma soprattutto la qualità? Scrivere, sanno scrivere tutti, è vero. Ma scrivere per il web o per la carta stampata non è scrivere una mail a un amico, un commento su facebook o un post nel proprio blog personale. Scrivere ha standard da rispettare e richiede competenze e abilità, competenze e abilità che vanno retribuite adeguatamente, tanto quanto retribuireste adeguatamente un idraulico, un meccanico o un informatico. La scrittura richiede la stessa preparazione, anche quella per il web. Le opinioni vanno articolate proprio come in un articolo per la carta stampata, gli errori ortografici vanno evitati nello stesso modo e, in più, bisogna tenere in considerazione gli standard e le regole SEO.

Tutto questo per un euro a post?
Sinceramente amareggiata,
c'è chi sostiene che il lavoro del giornalista e, in generale, il lavoro di chi scrive siano lavori privilegiati. lo sono, ma non a tutte le condizioni. a un lavoro prestigioso io preferisco un lavoro dignitoso.

tutto questo lo dice meglio di me francesco di adayinthelife, qui:
Voglio dire che è del tutto ovvio che un medico (che salva vite umane e quindi mantiene la forza lavoro) venga pagato più di uno sceneggiatore televisivo: ma quello che manca, a chi lavora nel campo culturale, è la dignità. La dignità viene tolta accettando di scrivere cose per altri senza il diritto di firma, sopportando (perché non c'è altra scelta) stipendi ridicoli, non avendo contratti, continuando a subire soprusi nel nome di un "mestiere" che, in quanto "divertente" e non legato a orari (secondo le logiche comuni), può essere fatto gratis. Ma perché, dico io. Qualunque mestiere dovrebbe avere dignità: lo dice la Costituzione, no?

venerdì 1 aprile 2011

in cui fallisco ancora, fallisco meglio

ah, il sapore della sconfitta.
ho appena passato un'ora e quarantatré minuti sul sito di ticketmaster usa per provare a comprar(ci) due biglietti per il tour solista di eddie vedder a new york o a philadelphia. niente da fare.
pare che i biglietti se li siano presi tutti i membri del ten club, a cui io non mi spiego perché non sono ancora iscritta.
se con questa sconfitta il destino sta cercando di dirmi che i miei piani per la prossima estate non sono la scelta giusta per me, farò la cosa più sensata: farò finta di non aver colto il suggerimento.

 
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