mercoledì 28 luglio 2010

in cui bruce springsteen ci insegna a scrivere #3

a quanto pare bruce springsteen non insegna a scrivere solo a me. il pezzo qui sotto - per esempio - è di luciano, che è stato così gentile da mandarmelo via mail. reno è una canzone che non conoscevo, ecco cosa ha da dirci:



si dice che l’amore o si ha o non si è mai avuto. e se si è stati amati in passato quell’amore si rimpiange.

è una delle dannazioni della vita.
ci si barcamena coi rimpiazzi, con le soluzioni posticce: ci si frega da soli sapendo di mentire solo a se stessi.

e diciamocelo: una prostituta non è mai la risposta giusta per quelli che piangono e rimpiangono.

"Two hundred dollars straight in,
Two-fifty up the ass," she smiled and said.

reno è forse la canzone più cruda di springsteen, ma è anche quella più intrisa di sentimenti: solo tre strofe, tre intensissime strofe che ci parlano di due donne.

la prima non sembra nemmeno meritare un nome.
è presente, concreta, reale: contratta, si spoglia, succhia, scopa, ride, festeggia, offre da bere ad un uomo completamente vuoto e spento, debole, completamente passivo – incapace in tutto tranne che di ricordare l’altra, quella veramente amata, Maria.

I felt my stomach tighten. The sun bloodied the sky
And sliced through the hotel blinds. I closed my eyes.

anche la musica si piega al ricordo: gli archi della seconda strofa scaldano l’insensibilità e lo squallore trasmesso dalla prima, la valle de dos rios diventa palpabile.
si può quasi sentire il sole e l’odore di filadelfio.

è tutto un contrasto. sesso a pagamento e amore. una stanza chiusa e buia e la distesa verde e soleggiata dell’amatitlan.
due donne diverse e l’ennesimo personaggio perdente.

springsteen ha sempre giocato con gli opposti, i perdenti, i ricordi e i rimpianti - ma mai come in Reno: è forse la sola delle sue canzoni in cui non si vorrebbe vestire i panni del protagonista nemmeno per sbaglio. perchè poi arriva il verdetto finale, quello che già si sapeva, quello pesante come un macigno. non rimane nemmeno la speranza, tutto si chiude con solo 3 parole:

She poured me another whisky,
Said, "Here's to the best you ever had."
We laughed and made a toast.
It wasn't the best I ever had,
Not even close.



a questo punto mi rimane da dire una cosa sola: se bruce springsteen ha insegnato qualcosa anche a voi, scrivetemelo, che lo pubblichiamo.

1 comments:

Byron ha detto...

Bellissimo post, Luciano. Tutte le donne importanti di Springsteen si chiamano Maria o Mary. (Approvo la tag "bruce insegna")

 
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