nuova zelanda (in 4 mesi) - ultima settimana: in cui the end is the beginning is the end

venerdì 1 gennaio 2010 | |

sono (siamo) (siete) sopravvissuti tutti alle 21 settimane in cui l'aspirante traduttrice prova a diventare traduttrice? bene,
nelle puntate precedenti:

> abbiamo stabilito le regole del gioco
> abbiamo giocato
> abbiamo chiesto la vostra opinione
> incassato delusioni

e anche qualche successo: arrivano risposte (positive) ai curricula spediti; e oggi che è il primo giorno dell'anno non voglio essere pessimista.
come dicono gli avett brothers: decide what to be and go be it.
io cosa voglio essere lo so e nel 2010 scommetto che lo divento.
nel frattempo questo blog la smette definitivamente di lamentarsi e comincia a parlare di viaggi sul serio.

don't let me into this year with an empty heart (with an empty heart)

giovedì 31 dicembre 2009 | |

è sulle dita delle mie mani che tiro le somme di un anno passato.
chiudo i pugni e scorro i mesi,
e se anche un solo dito si solleva e apre uno spiraglio nel pugno chiuso, a indicare una nuova persona nella mia vita, io so con certezza di non aver sprecato quell'anno.
questo 2009 pensavo di terminarlo a pugni chiusi. invece, seduta a scrivere l'ultimo post dell'anno, chiudo i pugni e conto.

quattro,
sono le dita che si sollevano: un pugno rimane chiuso, ma una mano è quasi del tutto spalancata.
guardo quel mignolo incapace di alzarsi, desideroso di seguire le altre dita, e penso che quel mignolo è il nostro rapporto, perso - questa volta - per sempre.

l'altra mano è chiusa a pugno, ma non mi stupisce: quel pugno l'ho lentamente chiuso da sola, ripiegandomi su me stessa e su una vita che, diventando più adulta, si è inaridita.
dò la colpa a milano e ai suoi grigi come l'anno scorso la davo a forlì e al suo provincialismo,
la verità è che per tenere entrambe le mani aperte, entrambi gli occhi spalancati, ci vuole più forza di volontà e più energia di quanta io non ne abbia impiegata quest'anno.

nella mia scala di valori, non c'è anno più sprecato di quello in cui non è entrato nessuno di importante nella tua vita,
e non c'è anno peggiore di quello in cui ti pieghi alla fatica di vivere, chiudendo gli occhi al mondo.

così, è facile
il mio unico proposito per il 2010 è aprire gli occhi.

nuova zelanda (in 4 mesi) - settimana 20: in cui il cigno è morto, lunga vita al cigno

sabato 26 dicembre 2009 | |

pranzi di famiglia: 2
bambine sbavone da coccolare: 1
dolci mangiati: 3
kilometri di corsa: 10
kilometri in bici: 30
film visti: 4 (grizzly man, fortapasc, the house of the devil e pontypool)
serie tv viste: 1, white collar, e gli occhi blu di matt bomer

potresti dirmi che non avrei nessuna ragione per amare questo natale, e io non potrei, neanche volendo, darti torto. ma - chiamami romantica, sì sono romantica - basta il sorriso sdentato di mia nipote mentre suona il metallofono multicolore sul suo seggiolone a rendere questo natale prezioso, e unico.
è il suo primo natale, uno dei miei tanti. osserva il nostro albero come se fosse il primo albero di natale della terra, e ai suoi occhi lo è.
questa settimana tutto è immobile sul fronte lavorativo e la mia testa comincia ad abituarsi all'idea che a gennaio dovrò ricominciare.
la rachele del 2009 morirà tra qualche giorno - o forse è già morta in quei primi tiepidi giorni di settembre - e ora, prima che sia troppo tardi, prima dell'arrivo prepotente del 2010, bisogna andare in cerca dei pezzi giusti per costruirne una nuova.

nuova zelanda (in 4 mesi) - settimana 19: in cui il cigno è agonizzante

sabato 19 dicembre 2009 | |

il capo attraversa l'ufficio con lo scialle nero svolazzante (il look total black è di rigore dopo i quaranta, dice lei); prima di raggiungere la sua scrivania ci rivolge uno sguardo e con la sua espressione contrita da persona preoccupata per le sorti nostre e del mondo tutto sentenzia: il primo giorno utile di gennaio sistemeremo la vostra situazione.
che, ammetterete, come frase è un filino generica.
andiamo ad analizzarla.
il primo giorno utile di gennaio: utile esattamente a chi e a cosa? il mio primo giorno utile di gennaio è l'uno. a dire il vero il mio primo giorno utile per l'aumento era ieri, ma non per i miei capi, che suddividono - pare - i loro giorni in utili. e inutili.
gennaio: gennaio non è esattamente il mese in cui avevano preannunciato avremmo avuto l'aumento. mia madre questa strategia la chiama temporeggiare, e mio padre ne è il campione mondiale indiscusso da diversi decenni, almeno dall'anno in cui gli chiesi mi costruisci una piscina nell'orto e lui mi disse vedremo, comincia a progettarla. e io cominciai.
sistemeremo la vostra situazione è la frase che vincerebbe il premio diplomazia internazionale 2009, se un premio del genere esistesse.
sistemeremo implica tutto: un aumento? sì, un licenziamento? anche, una fase di stasi perpetua? soprattutto.
la vostra situazione: ah, la nostra situazione. lavorativa? economica? sentimentale? mi darete finalmente una penna nuova che l'inchiostro di quella rossa che uso ora sta finendo?
la nostra situazione è quella delle foglie d'autunno di ungaretti. rimaniamo appese all'incertezza di una frase gettata là l'ultimo giorno utile di dicembre, poco prima che il capo arrivi finalmente alla sua scrivania e cominci a cinguettare giuliva sulla vacanza ipercostosa che si concederà, insieme al suo compagno, questo natale.
per fortuna che il 17 dicembre scorso ho spedito quella lettera.
quale? ne riparleremo più avanti.

i'm up in the air, choices drifting by me everywhere

giovedì 17 dicembre 2009 | |

in up in the air george clooney/ryan bingham è un tagliatore di teste: licenzia persone come se stesse potando rami secchi. taglia con tanta abilità e freddezza che impara a farlo anche per sè.
tra un licenziamento e l'altro si professa guru del disimpegno: la vita è uno zaino e se non vuoi soccombergli fa che sia leggero, leggerissimo.
i bagagli che ci trasciniamo da anni, quelli che comperiamo per sentirci meno soli, le persone che frequentiamo perchè lo abbiamo sempre fatto, quelle con cui usciamo per evitare la solitudine.
con una carriera avviata e il cielo ai suoi piedi, con un bagaglio leggero da spostare su comode rotelle da trolley, ryan a un certo punto, però, dice questo:
i don't know what origially sparked the backpack. i probably needed to be alone. recently, i've been thinking that maybe i needed to empty the bag before i knew what to put back in.
che gesto meccanico, quello di fare e disfare una valigia.
scegliere cosa portare e cosa lasciare, a chi affidarsi, di chi dubitare. lo facciamo con noncuranza e fretta: c'è chi nell'insicurezza afferra di tutto, chi piega meticolosamente, chi usa il trolley, chi lo zaino da montagna. c'è chi viaggia con minuscole borse e chi con due o tre valigie. tutti, lì dentro, trasportiamo più di uno spazzolino, un dentifricio e i vestiti per il viaggio.
per la mia prima vacanza all'estero, a 18 anni, comprai il mio primo zaino da montagna. 60 litri - dorme ancora in mansarda - che riempii fino al limite con, lo ricordo ancora, circa 20 magliette e altre cose inutili. pesava 15 kili, sulle ginocchia era una tortura.
con il passare dei viaggi e del tempo il mio bagaglio è andato alleggerendosi: non mi piace perdere tempo nello scegliere cosa mettere in valigia come non sopporto di avere più di un bagaglio in aereo.
con lo zaino devo muovermi facilmente, senza trascinare nulla.
prima di vedere up in the air non avevo realizzato che nello stesso modo in cui ho ripulito la mia valigia dopo il primo estenuante viaggio ho anche imposto a me stessa di non portare con me nessuno di cui io non abbia realmente bisogno.
nel freddo rigido di milano mi rendo conto della mia rigidità: se il codice morale di bingham prevede la libertà da ogni relazione, il mio mi ha imposto di non avvicinarmi alle persone per allontanare la solitudine.
la solitudine è stata a lungo nella mia vita. come un'impresa di traslochi ha svuotato le mie stanze (e il mio zaino) prendendo per sè tutto lo spazio. abbiamo imparato a convivere nel bianco accecante e indefinito di una casa senza mobili: io accogliendo, di mese in mese, di anno in anno, nuovi oggetti, persone e significati, lei diventando, di mese in mese, di anno in anno, più discreta.
dalla sua posizione privilegiata e severa non ha smesso mai di ricordarmi che la sua presenza non sarà meno tangibile se affollerò la mente, le stanze e lo zaino.
così, come ryan bingham, ma per altri motivi, ho svuotato il mio zaino, e ora prima di riempirlo ci penso bene. ci penso due volte. penso se questo mio bisogno non sia solo il bisogno di qualcuno o di te.

and i can't find the one that will help me do the work i've left undone (cause i'm up in the air)

nuova zelanda (in 4 mesi) - settimana 18: in cui mi esibisco nel canto del cigno

domenica 13 dicembre 2009 | |

per chi non lo sapesse:
canto del cigno = l'ultima opera di un autore, specialmente se è la più bella. gli antichi (tra cui platone) credevano che il cigno fosse canoro e in punto di morte intonasse il suo più bel canto. (spiegazione gentilmente fornita dallo zingarelli di famiglia).
no, non so ancora se l'aumento di stipendio arriverà.
sì, il mio capo era in ferie settimana scorsa.
no, non rimarrà in ferie fino a capodanno.
sì, questa settimana è La Vera Settimana Della Resa Dei Conti.
per festeggiare il grande evento e ingannare l'attesa, sia ieri che oggi mi sono svegliata vergognosamente presto e ho spedito qualche curricula.
qualche è la parola chiave della frase.
facciamo una mano di conti?
agenzie di traduzione straniere: 68 curricula
agenzie di traduzione italiane: 15 curricula
ong: 3 curricula
agenzie letterarie: 5 curricula
case editrici italiane: 40 curricula
in totale 131 curricula che si aggiungono agli altri mandati dalla fine di agosto ad oggi, per un totale di almeno 500 curricula.
come dici? devo essere davvero disperata?
sì, uno dei motivi per cui nel weekend prima della resa dei conti invio oltre cento curricula (con tanto di cover letter) potrebbe essere la disperazione.
la verità è che non sono disperata, ma metodica. e metodicamente preferisco giocarmi tutte le chance di una carriera nell'ambito della traduzione prima di spedire il mio sogno nel dimenticatoio e mettermi a fare altro.
ho mantenuto la promessa: le ho provate tutte.
per il resto: doris day docet.

per il buon umore di questo post e di questo weekend si ringraziano il grande eddie izzard, stop the train di henry wolfe e gli spritz all'aperol.

don't theorize look in your eyes they can't tell lies though you disguise what you see

giovedì 10 dicembre 2009 | |

per il suo ultimo film (invictus) clint eastwood si è ispirato a un libro del giornalista john carlin (playing the enemy: nelson mandela and the game that made a nation), che racconta di come il neo eletto presidente del sud africa tentò di riunificare un paese diviso grazie alla squadra di rugby nazionale e alla rugby world cup del 1995.
nell'intervista che ascolto in radio mentre torno dal cinema clint spiega di aver estrapolato dal romanzo - che alterna il racconto del 1995 a un lungo flashback sulla vita di mandela dal 1985 in avanti - un solo frammento della storia, per dargli spessore e importanza.
un solo frammento. uno soltanto.
ha fatto la sua scelta, clint, e ha deciso di posare il suo sguardo e quello della telecamera su una sola parte della storia che avrebbe potuto raccontarci nella sua interezza annoiandoci a morte.

il miglior consiglio che un bravo fotografo possa dare è questo: seleziona i soggetti dei tuoi scatti, perchè in una fotografia non puoi includere tutto ciò che vedi. è solo scegliendo e tagliando, escludendo e avvicinandoti che dai significato all'immagine.

francis scott fitzgerald, poi, sosteneva che action is character.

è attraverso le nostre scelte e le nostre azioni che definiamo la nostra persona?
in questi giorni di vite impossibili e di possibilità infinite mi chiedo se non è solo attraverso una scelta netta e oculata che la vita può procedere in avanti, invece di avvitarsi in un limbo di incertezza.
ma non sono mai stata capace di scegliere una sola strada da percorrere, saltavo continuamente da un sentiero all'altro: dalla fotografia alla scrittura al disegno ai murales al cinema, volevo fare la sceneggiatrice e poi la stilista, la sindacalista o la traduttrice. volevo il soul e il folk, basquiat e bruegel. e ora a ventisette anni non sono cambiata molto: voglio la nuova zelanda, penso al canada e all'australia e mi affeziono rovinosamente alle nuove persone che abitano la vecchia milano.
vorrei tutte le vite possibili, senza precludermi niente.
ma se proprio questo comportamento mi impedisse, ci impedisse, di viverne una, di vita, appieno?
forse ha ragione clint eastwood, forse è arrivato il momento di scegliere un frammento della storia e raccontare solo e soltanto quello.